Lacrime in tasca

E` possibile sentire le lacrime far capolino dagli occhi solo perché si è letto un bel post in un blog? E` possibile commuoversi solo perché si sta finendo un bel libro?

…Sì, è possibile. Ed io probabilmente sono un po’ esaurita!

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Acquisti on line - II

Abbigliamento
Potrebbe sembrare strano comprare vestiti su internet, ed in effetti lo è, però il risparmio vale davvero la candela. Per quanto riguarda l’abbigliamento da donna, forse conoscete già i negozi Promod. Promod è una catena francese con molti punti vendita anche in Italia, ma la cosa più interessante è che è possibile fare acquisti anche dal loro sito. Anzi, spesso è molto più piacevole fare acquisti sul sito: maggiore assortimento (nei negozi non ci sono mai tutti gli articoli, anche perché vengono continuamente riassortiti), sconti nel bel mezzo della stagione, sconto sulle spese di spedizione (se si spendono più di 60 €, le spese di spedizione vengono ridotte a 2 €), ed i saldi iniziano prima. L’unico problema è azzeccare la taglia, e soprattutto bisogna ricordare che, essendo una catena francese, le taglie sono francesi: bisogna aggiungere 4 al numero indicato sul sito. Quindi, una 38 francese equivale ad una 42 italiana. Se ci sono dei capi scontati di mio interesse, in genere vado a provarli in negozio, se ne ho la possibilità, e poi li ordino sul sito. Un paio di mesi fa ho comprato 3 paia di pantaloni per 55 € totali, metà prezzo!

Un altro sito interessante per acquistare indumenti è Yoox. Yoox è una specie di gigantesco outlet di grandi firme; un paio di volte l’anno, come accade in tutti i negozi italiani, ci sono i saldi. Ad Armani o Cavalli non riesco ad avvicinarmi nemmeno in saldo (e nemmeno mi interessa :D), però la stagione scorsa sono riuscita a comprare un bel paio di jeans Evisu (e va beh, i miei acquisti on line hanno a che fare col Giappone anche quando si tratta di vestiti…) a 50 €. La spedizione costa 7,50 €, e le consegne sono abbastanza veloci (3-4 giorni). Esiste anche una spedizione più veloce (1-2 giorni lavorativi) a 12 €, ma secondo me non ne vale la pena. A volte organizzano delle promozioni in cui non si pagano le spese di spedizione. Si può pagare in contrassegno, ma onestamente è una modalità che non uso da parecchio tempo, visto che ormai con la Postepay si paga in qualsiasi sito e si risparmia pure (Yoox per il contrassegno vuole altri 3,50 €). E se la merce non va bene? Niente paura, Yoox accetta i resi entro 10 giorni lavorativi, e le spese di spedizione del reso le pagano loro!

Recentemente ho fatto acquisti anche su Asos. Asos è un sito inglese che propone capi d’abbigliamento molto trendy, a marchio proprio o di firme che si possono trovare anche nei negozi londinesi (Oasis, TFNC, Paul & Joe, French Connection…). Per ogni vestito sono disponbili varie foto, e addirittura è possibile vedere la “catwalk”, ovvero un filmatino in cui l’abito sfila in passerella. Certamente noi comuni mortali siamo diverse dalla modella che lo indossa, ma è molto utile per farsi un’idea di come caschi il vestito (cosa di cui di solito non si riesce ad avere il polso, nei negozi on line). Molto spesso i capi a marchio Asos sono ispirati agli abiti delle star, quindi si tratta spesso di articoli piuttosto originali (sicuramente introvabili nei negozi italiani!), e hanno anche prezzi contenuti. Il discorso cambia per quel che riguarda i capi firmati, dato che sono abbastanza costosi, ma non è detto che non si riescano a fare buoni affari, soprattutto in periodo di saldi. Io ho comprato un bellissimo abito lilla e grigio della Oasis; era in saldo e l’ho pagato 36 £ contro le 75 £ di listino, a cui vanno aggiunte circa 4 £ di spese di spedizione (circa 50 € in tutto).  E` arrivato in brevissimo tempo anche se la spedizione era via posta; quindi, tutto a posto, tutti contenti? No. Apro il pacco: non vedo niente di lilla, né tantomeno grigio, ma spunta un lembo di stoffa rosa antico, lucido. Lucido?! …Raso?! Ma io avevo ordinato un abito doppiato in tulle… Tiro fuori il vestito, e l’errore è evidente: mi hanno mandato un altro abito. Un tubino molto chic, sempre della Oasis, con spalline staccabili e corpetto lavorato con un grande fiocco e delle arricciature sul davanti, ma abbastanza importabile… Così, ho scritto subito al servizio clienti per segnalare l’errore (tra l’altro nel sito c’è un’apposita form da compilare: “siamo umani”, dicono, quindi può capitare che sbaglino) ed in 24 ore mi hanno risposto. Mi hanno scritto di rispedire indietro l’abito allegando il dettaglio delle spese da me sostenute per la spedizione, così avrebbero potuto risarcirmi; inoltre, avrei dovuto specificare se volessi il rimborso dell’importo del vestito o la sostituzione. Ho risposto subito alla signorina del customer care che volevo la sostituzione, ma che volevo anche che la cosa avvenisse in tempi celeri, visto che l’abito che io avevo ordinato era l’ultimo rimasto, e sapete cosa mi ha risposto lei? “Spiacenti, devi prima rispedire l’altro, e poi, se ancora disponibile, ti spediremo quello giusto. Non possiamo mettere da parte articoli per nessuno”. Ma che… sei scema? Ma se te l’ho ordinato IO una settimana fa e avresti dovuto spedirlo A ME, è OVVIO che quell’articolo adesso me lo devi mettere da parte… dovrebbe essere a casa mia, adesso!!!!!! …E invece, in meno di 24 ore quell’ultimo vestito rimasto è andato venduto, e NON A ME. Al che, mi sono lievemente girate le scatole e non mi sono presa la briga di andare in posta e far tutta la trafila per rispedirgli il pacco. Ho deciso di tenere l’abito rosa, anche se non sono sicura al 100% che lo metterò; nella sfortuna, almeno mi hanno spedito un vestito della taglia giusta, e oltretutto era prezzato 100 £ (come sul sito della Oasis)…

Per acquistare biancheria intima invece è molto interessante il sito di Etam: gli acquisti si possono fare solo sul sito francese, ma spediscono in tutta Europa. Etam è una catena francese (ovviamente) presente con alcuni punti vendita anche in Italia; onestamente qui non ero mai entrata in un loro negozio, ma ho comprato un bel completino a Parigi. Le taglie (ovviamente) non sono le classiche italiane I-II-III-IV, ma taglie francesi, ovvero il giroseno + la misura della coppa (una III regolare, ad esempio, sarà una 90B). Hanno delle linee molto carine, e per chi (come la sottoscritta, ahimé!) scarseggia un po’ di davanzale, ci sono dei magici reggiseni (soutien-gorges) che si chiamano, appunto, MagicUp, e contengono un’imbottitura ad olio che ve le farà arrivare sotto il mento… :D

Chiudo questa carrellata sui siti di abbigliamento con Victoria’s Secret, un sito che molto probabilmente non ha bisogno di presentazioni perché è un marchio celeberrimo, soprattutto grazie alle bonone che ingaggia per cataloghi e sfilate (Adriana Lima, Alessandra Ambrosio, Giselle Bundchen, Marisa Miller per citarne qualcuna). Purtroppo, essendo americano, c’è sempre il rischio di incappare nella dogana. Io ho ordinato della merce a maggio e, fortunatamente, essendo l’importo totale inferiore ai 200 $, è arrivato a casa mia senza intoppi. Tra l’altro pensavo che i tempi di consegna fossero biblici, e invece, ordinata il primo maggio, la merce è arrivata in circa 2 settimane! Unico tasto dolente, le spese di spedizione: 36,95 $, ovvero ben 24 €! Epperò adesso ho un top che qui non avrà mai nessuno, un paio di canotte molto carine (anche queste introvabili qui, ma sono dei modelli molto più basici) pagate 12 $ l’una, e soprattutto un reggiseno che davvero fa onore alla fama di Victoria’s Secret: è di tessuto lucido color carne, senza spalline, con imbottitura in gel estraibile; non contiene silicone all’interno come i soliti reggiseni senza spalline, ma è sorretto da un incrocio di elastici progettato sicuramente da un ingegnere!! Pagato circa 30 € ma se li vale tutti (considerando anche che ho pagato un Lovable senza spalline 36 € 2 anni fa…), e se lo avessi comprato a giugno avrei speso pure meno, dato che poi è andato in saldo!!

(continua…)

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Acquisti on line - I

EDIT del 05/08/08: Ripesco questo post del 02/06/07 perché non ho più finito questi articoli riguardanti gli acquisti on line, ma visto che nel frattempo ho accumulato altre esperienze, perché non parlarne?

Il pc, a casa mia, è acceso 24 ore su 24. Siamo in 3 ad avvicendarci davanti al monitor: io, mia mamma, mio fratello. Mia mamma lo usa principalmente per leggere notizie (le ho insegnato io… ho creato un mostro!), mio fratello per giocare ad Hattrick, ed io, tra le altre cose, per fare acquisti. Siccome in questi giorni mi sono arrivati dei pacchi, ed altri me ne dovranno arrivare, ho deciso di parlare delle mie esperienze… Metti mai che tornino utili a qualcuno! Infatti, uno dei dilemmi più grandi quando ci si trova di fronte ad un negozio on line è: sarà affidabile?
Nel corso degli ultimi anni ho acquistato parecchia roba, sicché di qualcuno mi dimenticherò; il primo acquisto è stato (se escludiamo un mp3 su Vitaminic!!) un libro, “Il Signore degli Anelli”. Non ricordavo neppure più dove l’ho acquistato, e ho dovuto andare a controllare tra la posta (conservo TUTTE le e-mail dal ‘99 ad oggi! …a parte lo spam); il sito era Libropolis (che ora non funziona… che lo abbiano chiuso?), e lo pagai 20,25€ al posto di 26€. Al tempo non esistevano né la Vodafone Cash Card (che mi pare sia stata la prima carta ricaricabile), né Postepay et similia, e così pagai con una ricarica Omnitel!! Al tempo infatti si poteva acquistare una ricarica ed utilizzarla solo ed esclusivamente per i pagamenti on line, con un sistema chiamato Omnipay.
Per un po’ sono rimasta tranquilla, ma poi, con l’avvento delle Postepay, sono diventata la regina degli acquisti on line… :D
Carte Postepay ne ho addirittura 2, perché quando si acquistano i biglietti aerei dalle compagnie di linea, il saldo disponibile va immediatamente sottozero (a meno che la carta non sia ben piena!), e si deve attendere un mese perché le cose tornino alla normalità: in pratica l’importo viene virtualmente addebitato due volte, per qualche misterioso cavillo elettronico. Mi sono accorta di questa spiacevole cosa quando ho comprato due voli per Stoccolma: il saldo della carta è andato a -540 euro, e al call center delle poste mi hanno spiegato che, per usarla, dovevo caricare almeno 540 euro per riportare il saldo a 0, e poi caricare i soldi che mi servivano. Dopo un mese naturalmente le cose tornano a posto, non è che spariscano soldi o che! Però, per un mese la carta rimane inutilizzabile.

EDIT del 05/08/08: Alla luce di questo problema, pare che attualmente le compagnie di linea abbiano interdetto la possibilità di acquistare voli con le carte prepagate. L’unica soluzione è quindi rivolgersi ad un’agenzia, anche virtuale. Ma di queste parlerò poi.

Ed ora, i consigli per gli acquisti.

Libri
Quando devo acquistare libri in lingua italiana, mi servo indistintamente da IBS o BOL. Rispetto all’anno scorso le spese di spedizione si sono ridotte sensibilmente: IBS spedisce i libri soltanto via corriere, ad una tariffa fissa di € 3,90; BOL, che era più caro, attualmente propone la stessa tariffa per le spedizioni via corriere, e € 2,60 per le spedizioni via posta. I tempi di consegna sono di 1-2 giorni con corriere, e 5-6 con le Poste (ovviamente se tutti i libri sono a magazzino… Io naturalmente ordino sempre libri non disponbili :D). Le eventuali spese di contrassegno si pagano a parte, ed ammontano a € 3,50. Normalmente cerco in entrambi i siti i libri che mi interessano, e compro dove sono più scontati (se lo sono). Cmq sconti ce ne sono in continuazione, e a volte ci sono anche promozioni sulle spese di spedizione. Mi sono sempre trovata bene, a parte una volta con IBS: mi hanno spedito due volte un libro, insistendo che ero stata io a fare un doppio ordine, e pur mandando copie delle e-mail non c’è stato verso di ragionare con la tipa dell’assistenza clienti. Alla fine fortunatamente il libro era un testo scolastico, così ho venduto l’altra copia ad una mia compagna e pace, ma la cosa mi ha un po’ infastidita. A IBS però è andata bene, perché, visto che hanno spesso promo interessanti, non hanno perso una cliente.
Diverso il discorso se devo acquistare libri in inglese: anche i siti che ho appena citato li vendono, ma in genere il cambio della valuta è abbastanza sfavorevole, quindi meglio comprare all’estero. Grazie anche alla debolezza del dollaro rispetto all’euro, è sicuramente conveniente comprare in America: quindi, Amazon la fa da padrone. Ho provato a cercare anche in altri siti, ma o non vendono in Italia, o i prezzi sono più alti… Il problema, quando si acquista dagli States, è la dogana. Se avete un solo libro in genere conviene: il pacco poco voluminoso passa inosservato, o quasi. Ho acquistato un libro che nei siti italiani veniva venduto a 100 € circa (il prezzo tutto sommato era buono, rispetto alle librerie tradizionali, dove i prezzi dei testi di importazione vengono sempre gonfiati, con un cambio 1:1 nel migliore dei casi); nei vari Amazon era scontato, ma, mentre negli Amazon europei costava sugli 80 €, in America alla fine, spese di spedizione e tutto, l’ho pagato circa 62 €. Ho rischiato, perché anche pagandoci dazio e iva sarei andata in pari, ma non sempre il gioco vale la candela. L’anno scorso ho comprato un paio di libri e così il pacco ha fatto dogana, e ho dovuto pagare 20 € (a dire il vero li ha pagati mio nonno :D) tra dazio e iva… Iva che i geni delle poste mi hanno calcolato al 20%!!!! Lo sanno anche i muri che l’iva sui libri è al 4%… Ma non c’è stato verso di avere rimborso: al call center mi hanno detto di rivolgermi all’ufficio postale, mentre all’ufficio postale ovviamente mi hanno risposto che non ne sapevano nulla e dovevo risolvere tramite call center… e va beh… grazie nonno! ;)
Di recente mi è capitato di cercare un libro usato in inglese; alla fine ho fatto il mio acquisto da Kennys, un sito irlandese. Mi serviva un’antologia di scrittrici giapponesi; nuova, su Amazon, costa 57,95 $. Io speso circa 13 €, spese di spedizione comprese (5,44 € per il libro, 7,50 € di spedizione). Il libro è in ottime condizioni, a parte uno strappo piccolissimo sulla sovraccoperta, e mi è arrivato via posta in pochi giorni. Anche in questo caso ho pagato con la Postepay.
I libri in lingua giapponese invece li compro sempre su Amazon, ma giapponese. Il meccanismo sulle spese è lo stesso di Amazon americano, ovvero si paga una quota fissa di spedizione (variabile a seconda che la spedizione riguardi libri, o libri e cd/dvd), più un tot per item. La spedizione via corriere è velocissima, ma ovviamente anche in questo caso si devono pagare iva e dazio, oltre alle pratiche del corriere; quella via posta invece ci mette la bellezza di… 5 giorni! …Quindi non vale assolutamente la pena di pagare in più (anche le spese di Amazon sono più alte) per il corriere, anche se l’ultima volta i miei pacchi ci hanno messo decisamente più del solito (circa 3 settimane!). La cosa buona comunque è che i pacchi transitano per Francoforte, quindi non fanno dogana perché arrivano in Italia dalla comunità europea.
Acquisti senza problemi anche da Hanbooks, a parte il rischio della dogana (partono dall’America), ma dubito che, tra i miei lettori (?), ci sia qualcuno interessato ai libri in/di coreano:D

(continua…)

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Il branco

Ho letto una notizia molto spiacevole sul Corriere (una delle tante, a dire il vero): una ragazza di 22 anni è stata violentata da un branco di 7 persone, tra cui 2 suoi amici. A parte che le notizie di violenza sessuale mi fanno sempre accapponare la pelle, quello che in questo caso mi ha fatto riflettere è stata la dinamica della vicenda. Cioè, a quanto pare è accaduto tutto per caso; una compagnia composta da 3 ragazze e 7 ragazzi sabato sera è uscita per bere qualcosa, come fanno, come facciamo, tutti. Le altre 2 ragazze se ne sono andate via prima, mentre questa ragazza è rimasta col gruppo; niente di strano, sei coi tuoi amici, figuriamoci se non ti puoi attardare… Poi, com’è come non è, un bicchiere tira l’altro e ha finito col bere un po’ troppo (o forse l’hanno fatta bere, a quanto dice lei; a parte che io se voglio bevo, se non voglio NON bevo, ma questo è marginale, e poi io ho 31 anni - e ho sempre avuto la testa quadrata -, lei ne ha 22), finché l’hanno portata in un posto appartato e, a turno, hanno abusato di lei. Quello che mi chiedo io è… MA NESSUNO DI QUESTI SETTE DEFICIENTI, ALMENO PER UN SECONDO, SI E` CHIESTO “CHE CAZZO STIAMO FACENDO?”?!?!? La cosa mi lascia davvero sconcertata… Ok, avevano tutti bevuto un po’ troppo, ma a nessuno di 7 è passato per la testa che forse non stavano facendo una cosa tanto sana e divertente? Ma che cavolo avranno pensato?! C’è un buco, via, tutti dentro?! Io capisco il raptus del singolo… Non lo accetto, ma lo capisco; capisco anche il gruppo di 2-3 debosciati… ma di 7, nessuno con un cervello? NESSUNO? Rispetto per gli altri… zero.

Ah… cade a fagiolo questo “Buongiorno” di Gramellini.

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Risolta la crisi petrolifera!!

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Questo lo dovete troppo leggere!

Un titolo “alla Albino” perché effettivamente questa è proprio imperdibile… Dovete sapere, se non lo sapete già, che il Mainichi Shinbun è uno dei principali quotidiani giapponesi. Da tempo esiste una versione in inglese del loro sito, ed è lì che solitamente mi tengo aggiornata su quanto succede in Giappone (anzi, ho sottoscritto anche il loro feed così ho sempre i titoli aggiornati a portata di mano su Firefox). Sul sito ovviamente non ci sono solo notizie ma anche varie rubriche, e tra queste ce n’era una intitolata WaiWai che presentava vari aspetti del Giappone attraverso articoli tratti da riviste giapponesi e tradotti in inglese. Onestamente non la ricordo benissimo perché non l’ho mai trovata interessante, ma decisamente troppo frivola; a quanto pare non devo essere stata l’unica a pensarlo, perché stasera, andando nell’homepage inglese del giornale, è comparsa questa pagina: Report on developments and apology (ho creato un pdf perché probabilmente tra un po’ scomparirà). Insomma, un bel giorno qualcuno si è lamentato dei contenuti di questa rubrica (che a quanto pare riportava notizie incorrette sul Giappone e aveva contenuti indecenti a sfondo sessuale), e così loro, bel bellini, si sono accorti che nessuno controllava questi articoli prima di pubblicarli, facendo fare una figura ignobile al Giappone di fronte a tutto il mondo… Risultato, rubrica soppressa, e pesanti punizioni per i responsabili. Del resto, non oso nemmeno immaginare un’onta più grave per i giapponesi, così nazionalisti!

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In edicola

Vi segnalo che oggi, insieme al settimanale L’Espresso, è uscito in edicola il libro “Giappone” di Rossella Menegazzo. Questo libro fa parte di una collana intitolata “Scoprire le Civiltà”, e l’ho preso a scatola chiusa (ovviamente è cellophanato insieme a L’Espresso, giornale + libro a € 12,80), per poi scoprire che si tratta di un libro edito da Electa e che fa parte della collana “Dizionari delle Civiltà”.
Ecco, il nome dizionario è decisamente appropriato per quest’opera: il “dizionario” infatti è organizzato in voci, dai nomi dei personaggi storici alle arti tradizionali, e per ciascuna vi è una pagina con una breve spiegazione corredata da immagini. Non l’ho ancora letto, quindi non posso esprimere un giudizio, però le voci scelte dall’autrice per spiegare il Giappone sembrano interessanti; speriamo lo siano anche le relative descrizioni.
L’apparato fotografico, da solo, giustificherebbe i 20 € del prezzo pieno a cui viene venduto questo libro (prezzo Electa); devo dire che è decisamente più interessante comprarlo praticamente a metà prezzo!

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Lingue vive

A quanto pare non siamo gli unici ad avere problemi con la lingua; ecco un articolo del Mainichi Shinbun che interesserà sicuramente ai miei amici nipponisti: Most young people struggle to define some old-style Japanese expressions

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Le ciliege di Oriana Fallaci

O le ciliegie?
Oggi mi sto intrippando su una questione di ben poco conto. Il Magazine del Corriere della Sera dedica la copertina odierna a Oriana Fallaci, perché il 30 luglio uscirà, postumo, il romanzo “Un cappello pieno di ciliege”. Leggere “ciliege” a caratteri cubitali mi infastidisce, ma mi rendo conto che il plurale di “ciliegia” rientra in uno di quei dubbi sulla lingua italiana che ogni tanto mi vengono. Un veloce check per scoprire che sì, anche “ciliege” è corretto (ma quant’è brutto!).
Ho scoperto giusto stamattina che esiste una regola per i plurali di “-cia” e “-gia”: se c e g sono precedute da consonante, allora il plurale perderà la i. Fanno eccezione le ciliegie, appunto, e le valigie, che accettano entrambe le forme. Cercando un po’ in rete ho trovato accettati anche “camice” e “camicie” come plurale di “camicia”, ma sinceramente questa mi giunge nuova (e addirittura il Wikizionario ammette solo -e è proprio vero che Wikipedia favorisce la diffusione di informazioni distorte!) .
Quanti di voi si ricordavano questa regola? Io sinceramente mi sono resa conto che il più delle volte vado ad orecchio. E, per mia fortuna, leggo molto e guardo poca televisione: se la lingua italiana sta andando alla deriva, è anche perché in televisione ci sono certi caproni che non sanno azzeccare un congiuntivo. Comunque, pare che questa sia proprio l’occasione giusta per sciropparmi un paio di grammatiche ed un libro sull’italiano contemporaneo (che tutto sommato dovrebbe pure essere interessante), anche in vista di un bell’esame di Lingua Italiana.
Tornando ad Oriana Fallaci, non son mica riuscita a capire quale sia la grafia esatta del titolo del libro: IBS lo vende come “Un cappello pieno di ciliegie”, Wikipedia per non sbagliare le chiama sia ciliegie che ciliege[1], l’editore della Fallaci, la Rizzoli, non ne parla proprio.

[1] POST SCRIPTUM: La pagina di Wikipedia è stata aggiornata; a quanto pare il dubbio su “ciliege” e “ciliegie” non è venuto solo a me, e viene precisato che è stata una scelta della Fallaci.

…E visto che ho nominato IBS, vi ragguaglio sul mio ultimo ordine: sto aspettando che mi arrivino:

Totto-chan, la bambina alla finestra di Kuroyanagi Tetsuko

Giappone, inizio anni Quaranta, Totto-chan, una bambina di sei anni con la lingua sciolta e una curiosità fuori dal comune, non riesce a rispettare le regole imposte alla classe dalla sua maestra e viene espulsa dalla scuola elementare pochi giorni dopo l’inizio delle lezioni. I genitori decidono allora di iscriverla a Tomoe, una scuola molto particolare, dove l’apprendimento avviene attraverso il gioco e dove gli alunni imparano il rispetto di se stessi e degli altri, il piacere dello studio, l’accettazione delle sconfitte, l’autonomia, la musica, l’amicizia, ma scoprono anche l’intolleranza e la perdita delle persone più care. Un’autentica scuola di vita che cambierà l’esistenza di Totto-chan. Finché la Seconda guerra mondiale non metterà fine a quel sogno radendo al suolo la scuola.

L’avevo notato in libreria, stavo per comprarlo all’istante, poi ho deciso di aspettare un ordine su IBS, e fortunatamente l’ho trovato con un po’ di sconto!

Kawabata Yasunari, Romanzi e Racconti

Non credo sia necessaria una presentazione; a dire il vero ho già alcuni dei romanzi contenuti in questo libro (e non li ho ancora letti tutti!), ma mi interessava per i saggi e gli inediti. Accarezzavo questo acquisto da parecchio, e visto che sono riuscita a metterlo nel carrello quando aveva lo sconto del 20% (adesso c’è il 15%, boh!), mi sono decisa.

Io sono un gatto, di Natsume Sōseki

Il Novecento è appena iniziato in Giappone, e l’era Meiji sta per concludersi dopo aver realizzato il suo compito: restituire onore e grandezza al paese facendone una nazione moderna. Il potere feudale dei daimyo è un pallido ricordo del passato, così come i giorni della rivolta dei samurai a Satsuma, e l’esercito nipponico contende vittoriosamente alla Russia il dominio nel Continente asiatico. Per Nero, il gatto di un vetturino che spadroneggia nel quartiere in cui si svolge questo romanzo, i frutti dell’epoca moderna non sono per niente malvagi: ha un pelo lucido e un’aria spavalda impensabili fino a qualche tempo fa per un felino di così umile condizione. Per il protagonista di queste pagine, invece, un gatto dal pelo giallo e grigio, che i suoi simili sbeffeggiano chiamandolo “Senza nome”, le cose non stanno così: dinanzi ai suoi occhi si dispiega tutta l’oscura follia che aleggia in Giappone all’alba del XX secolo. Il nostro eroe vive a casa di un professore che si atteggia a grande studioso e che, quando torna a casa, si chiude nello studio. Di tanto in tanto il gatto va a sbirciarlo e puntualmente lo vede dormire. Certo, il luminare a volte non dorme, e allora si cimenta in bizzarre imprese. Compone haiku, scrive prosa inglese infarcita di errori, si esercita maldestramente nel tiro con l’arco, recita canti no nel gabinetto, spettegola della vita dissoluta di libertini e debosciati… Insomma, mostra a quale grado di insensatezza può giungere il genere umano in epoca moderna…

Anche in questo caso, ci sono già altri romanzi di Natsume Sōseki che aspettano che la sottoscritta li legga, ma dopo aver letto con grande piacere “Il signorino”, mi sono decisa a comprare anche questo. A dire il vero da un paio d’anni spero di trovarlo a qualche fiera del libro con lo sconto del 40%, ma me lo sono lasciato sfuggire appena uscito, ed ormai è troppo “vecchio”. Comunque su IBS anche questo aveva uno sconto del 20%.

Vago svanendo, di John De Leo

Questo non è un libro ma un cd, anzi, ho preso la versione cd+dvd. John De Leo mi fa un disco solista (a novembre 2007!!), ed io manco me ne sono accorta!? Forse a qualcuno il nome John De Leo non dirà assolutamente niente; trattasi dell’ex cantante dei Quintorigo (il cui nome a qualcuno continuerà a non dire niente, sic!), un gruppo musicalmente non inquadrabile perché estremamente sperimentale: le loro canzoni sono un mix di rock, jazz, classica, pop, blues, e chi più ne ha più ne metta. I Quintorigo non suonano strumenti come chitarra elettrica o batteria; ci sono un violino, un violoncello, un contrabbasso ed un sassofono (tra l’altro li ho conosciuti anni fa al New Age e sono pure simpatici e gentili, soprattutto Valentino Bianchi, il sassofonista). Un altro strumento fondamentale è la voce del cantante: attualmente coi Quintorigo c’è la bravissima Luisa Cottifogli, ma sono rimasta terribilmente legata alla voce di De Leo; da quando c’è lei infatti li seguo poco poco. John De Leo ha una voce incredibile, che usa a proprio piacimento, e soprattutto è geniale e un po’ pazzerello, e mi ritrovo perfettamente con chi lo definisce un Mike Patton italiano. Stasera, tra l’altro, a Lugo di Romagna (paese dove John De Leo è nato e forse vive tutt’ora, non lo so) ci sarà l’inaugurazione di un monumento a Francesco Baracca, con uno spettacolo con voce di John De Leo e luci di Mario Nanni.

Io però stasera sarò a Codroipo, yeah!!

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Da “Il Corriere della Sera”

Mi è saltato all’occhio un titolo:

“Rom: misure governo preoccupano Romania”

Avranno paura che gli tornino indietro…

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